
ESPLORAZIONE
TEAM Toucan ToKhan
Stefano, Martina, Francesco e Gaia sono quattro avventurosi amici che – dopo aver partecipato al Mongol Rally nel 2017 – si sono messi a bordo di una FIAT Regata Weekend del 1987 e hanno puntato verso nord. Il loro obiettivo è arrivare fino al punto, raggiungibile in auto, più a nord d’Europa. Il tutto, puntando i “fanali” su tematiche sociali molto importanti.
Cosa vi porta a compiere un viaggio del genere, e perché proprio con una FIAT del 1987?
Dopo aver fatto il Mongol Rally nel 2017 – e aver vissuto esperienze pazzesche – avevamo il forte desiderio di rimetterci in gioco. Amiamo spingerci oltre i nostri limiti. Viaggiare a bordo di una macchina, decisamente inadatta allo scopo, con 35 anni e più di 340 mila chilometri è un modo molto divertente per farlo. Avere una macchina che necessitava di un meccanico ogni due giorni è stato quello che, durante il Mongol Rally, ci ha permesso di fare bellissime esperienze e incontri speciali. Quindi crediamo molto in questo aspetto, che rispecchia un po’ lo spirito con cui affrontiamo l’esperienza. La FIAT l’abbiamo comprata da un personaggio stranissimo, che è un contatto dell’Officina Nuvolari [ndr. di Viale Certosa (Milano), specializzata in auto d’epoca], che ci ha poi aiutato a risistemarla da capo, per poter partire quantomeno in sicurezza. Lì nel 2017 avevamo trovato l’Ascona, quindi siamo stati super felici di riconnetterci. Le modifiche che abbiamo apportato all’auto sono state quelle minime, essenziali per farla stare in strada fondamentalmente. Poi considera che la nostra velocità massima sarà di 100Km/h, da corsia di emergenza proprio [ndr. ride]. L’unica reale preoccupazione è stata che a un certo punto ci siamo accorti che il riscaldamento non andava. Dato che stiamo andando a Capo Nord, abbiamo dovuto sistemarlo, cosa che sicuramente non avremmo fatto nel caso fossimo andati in posti meno freddi. La maggior parte delle modifiche comunque è costata poco, perché è una macchina molto semplice, totalmente meccanica.
In questo momento sopra il cestello avete un cambio di ruote un po’ particolare. Quale percorso avete in programma di seguire?

Sul tetto abbiamo delle gomme particolari perché ci auguriamo (se il riscaldamento globale non ha già fatto troppo il suo corso) da metà percorso in poi di essere su neve e su ghiaccio. Sono delle ruote chiodate, essenziali per non scivolare. Al momento abbiamo in mente solo l’obiettivo, Capo Nord. Il percorso ce lo costruiremo strada facendo, anche se abbiamo già in mente dei posti che ci piacerebbe visitare. A grandi linee dovremmo passare da Danimarca e Svezia, per poi puntare a ovest verso la costa norvegese. Passati i fiordi, probabilmente prenderemo un traghetto per le Lofoten e poi indietro fino a Capo Nord. Da lì scenderemmo in Finlandia a est, quindi in Lapponia, arrivando all’altezza del Baltico. Una volta incrociato il Baltico torneremmo a ovest, in Svezia, scendendo fino al punto di partenza (Milano). Oltre alle ruote, abbiamo anche delle tute speciali, che ci ha regalato uno sponsor, la Pagani. Sono pazzesche, sia impermeabili che a tenuta sotto lo zero. Per quanto riguarda il dormire ci arrangeremo un po’ in base a quello che troveremo. Abbiamo un materassino gonfiabile, per cui potremmo anche prendere delle camere da due persone e dormirci in quattro. Rispetto al Mongol Rally, che ci ha tenuti impegnati per due mesi, questa volta viaggeremo per poco più di due settimane, quindi siamo abbastanza tranquilli.
Concluso il Mongol Rally avete mandato in stampa un libro. Avete in produzione del materiale anche in questa occasione?
Certo! Stiamo partendo con tutta una serie di macchine a pellicola che utilizzeremo per fare le foto. Non sappiamo ancora se prenderanno la forma di un libro, ma sicuramente faremo qualcosa di cartaceo. Uno dei nostri sponsor è Django [ndr. l’agenzia di Stefano e Gaia], che ci ha offerto i rullini. Tra gli sponsor abbiamo anche Punto Fabbrica, con la quale organizzeremmo un’eventuale mostra. Sicuramente verrà fuori qualcosa di super interessante.
State raccogliendo fondi tramite la piattaforma Indiegogo per l’ONG Groupa Granica [ndr. si legge “Graniza”, essendo polacco]. Il progetto sta avendo successo: avete ricevuto supporto da diverse realtà e personalità, tra le quali Gianni Morandi, che vi ha dedicato un video. Di cosa si occupa l’ONG e su quale tematica vorreste puntare i riflettori?

Quando abbiamo scoperto questa associazione siamo rimasti particolarmente colpiti. È nata per aiutare i migranti afghani, esodati dopo l’insediamento del nuovo governo talebano. In particolare, la ONG funge da ombrello per un insieme di piccole associazioni distribuite sul territorio di confine tra la Polonia e la Bielorussia. Il loro scopo è quello di offrire soccorso ai migranti, soprattutto quelli che si trovano nella cosiddetta “striscia rossa”. Una terra off-limits creata dal governo polacco per ostacolare l’accesso dei migranti al proprio territorio. Dati i recentissimi avvenimenti in Ucraina, ora l’associazione fa il possibile per aiutare anche i rifugiati in viaggio tra Polonia e Ucraina. Siamo in contatto diretto con i volontari, e stiamo facendo di tutto per cercare di sensibilizzare, perché ce n’è tanto bisogno.
Intervista a cura di Danilo Calcaterra