
Ho scoperto le opere di “The Nose” (aka Alessandro Gualtieri) qualche anno fa, in una profumeria di Ferrara. Era sera, e fuori dalla vetrina tutto era avvolto in un manto bianco di nebbia. La responsabile della profumeria con sguardo divertito mi punzecchia, “ho qualcosa per te, che hai gusti strani”. Da quel momento mi si apre un mondo, a dir poco particolare. Le creazioni, oltre ad essere di un’intensità notevole, fanno richiami espliciti a mondi atipici. Accolgo divertito nomi come “Stercus”, “Brutus”, “Boccanera”. Il mio atteggiamento cambia durante il ritorno a casa. Nuotando nella nebbia, la rendo viva, partecipando ad un agitarsi alterno fra essenze speciali. Oggi ho il piacere di fare qualche domanda al creatore di queste opere, in tono un po’ anarchico, che penso gradisca.
Le creazioni Orto Parisi si rifanno al profumo di vita diffuso da tuo nonno, Vincenzo Parisi. Era sua abitudine utilizzare i propri bisogni come fertilizzante, generando vita da uno “scarto”.
Siamo tutti sacchi di pelle per cibo in decomposizione?
Beh sì, siamo contenitori di informazioni. Sacchi di pelle per cibo in decomposizione è un po’ estremo, però mi piace. Le creazioni Orto Parisi si rifanno alla mia vita, e in particolare al tempo passato con mio nonno. Ieri leggevo che, quando cresciamo figli, tutti facciamo errori, perché tendiamo a concentrarci sul “giusto in teoria”, invece che sull’intelligenza emotiva. È importante imparare a gestire le emozioni non solo per sé stessi, ma anche per le persone che si hanno intorno.
Le idee e le emozioni spesso hanno bisogno di una risposta, o àncora, sensoriale. Questo legame è particolarmente forte nella vita amorosa. Come se il nostro naso volesse crearsi una casa di ricordi. Con Lilian Driessen avete proposto una riflessione profumata interessante.
Con il mio lavoro cerco di convertire in odore la visione che ho dell’essenza o, come dici tu, la mia reazione a un’emozione. Si tratta di emozioni specifiche. La complessa emozione dell’amore non l’avevo ancora esplorata. Quando Lilian, la mia compagna di allora, mi ha proposto l’idea di creare tre odori che catturassero l’essenza dell’amore, è stata una specie di sfida. Non solo per l’immensità dell’emozione, ma anche perché dovevo lavorare in collaborazione. Non potevo basarmi solo sul mio punto di vista. Per fortuna siamo stati insieme per quasi 20 anni e conoscevo bene le sue interpretazioni e reazioni alle emozioni. Dico per fortuna, ma se non fosse stata lei a proporlo non l’avrei mai fatto. È stato comunque interessante lavorare su un profumo in un modo diverso, intimo e stimolante.
Comunicare in un’ottica commerciale non è per niente semplice. Le tempistiche, i vincoli, le difficoltà per portare un prodotto sul mercato rendono forse il processo troppo complesso per essere pienamente soddisfacente per l’autore. Con i progetti sensoriali sei riuscito ad aprire una valvola di sfogo immediato e più personale?
Eh sì, si esce da un frame per entrare in un altro. Pensi di essere libero però alla fine non lo sei perché ti crei nuovi problemi. Tuttavia, in un certo senso, ribellarsi alla norma commerciale porta comunque a un diverso tipo di successo. Purtroppo il mercato è così standardizzato con regolamenti e modi di fare, il bisogno di “marketing” per dire, che anche con progetti personali come i miei non posso fare senza concessioni. Negli ultimi anni sono riuscito a concentrarmi maggiormente su progetti sensoriali dal punto di vista artistico più che profumiere e mi trovo più libero e anche soddisfatto.