
MICRO MONDI
MARCO CESARI
Marco Cesàri è il creatore di “The Mosshelter”, laboratorio e negozio di terrarium con sede a Ferrara. I terrarium sono “micro-ecosistemi quasi completamente autosufficienti che crescono vivono e respirano sotto i nostri occhi”. Avendone fatti più di 10.000, si può senza ombra di dubbio affermare che Marco sia un esperto di riferimento del settore. Oltre alla creazione di terrari, si occupa anche di allestimenti, percorsi interattivi, progettazione del verde ed eventi culturali. Ma non solo: ricopre un ruolo di primaria importanza nello Skatepark Le Mura, dove spesso fa anche mostra delle sue grandi abilità.
Dopo aver completato gli studi di agraria, sei partito zaino in spalla alla volta dell’Australia. Raccontami come è iniziato il tuo percorso, e cos’ha fatto scattare la scintilla dei terrarium.
Quando ho finito le superiori, volevo riscoprire un po’ il senso di libertà, e dato che ero appassionato di skate, sognavo di andare in Australia. Una volta lì, ho lavorato come giardiniere in tanti piccoli paesi, conoscendo tanta bella gente. Soprattutto, un certo Jonathan, che era veramente un artista del verde, un tipo pazzesco, con dei baffoni lunghi e il papillon. É stato lui a passarmi la passione per il giardinaggio. Facevamo di tutto, dal giardino all’inglese fino al backyard in pieno stile bush australiano. Era bello vedere il cambiamento, anche dopo solo due, tre giorni di lavoro. Me la gustavo, perché dalla mattina – profumatissima – arrivavo alla sera e vedevo il risultato del nostro lavoro. Tra l’altro in Australia finisci di lavorare alle cinque, quindi avevo tutto il tempo e il sole per andare a fare un po’ di skate, andare a vedere posti. L’Australia è proprio un posto spensierato, se la vivono davvero diversamente da come ce la viviamo noi. Tornato in Italia, andando a buttare il pattume mi sono reso conto che venivano scartati un sacco di piccoli barattolini di vetro. Dato che da tanti anni avevo la passione per gli acquari, ho iniziato prima a metterci diversi tipi di alghette, poi vari muschi, e via via usando la terra la cosa si è evoluta fino a dei veri e propri terrari. É stata una cosa molto naturale. Tra l’altro ai tempi in Italia era ancora una cosa mai vista, i primi a fare qualcosa di simile forse sono stati i francesi, ma li facevano in modo diverso, più commerciale e meno artistico. Farli era una cosa che mi faceva stare bene, mi dava energia. Dopo un annetto o due ho pensato, perché non provare a fare qualche bancarella? A Ferrara ci sono varie iniziative, eventi, essendo una città piccolina si riesce anche a trovare qualche amicizia che ti può aiutare. Dopo due anni e mezzo si è presentata l’occasione del negozio, e ho deciso di buttarmi in questa nuova avventura.
Dati i risultati che stai ottenendo, sicuramente è stata un’ottima scelta. Nella creazione di un terrarium, la fase di composizione è solo quella conclusiva. Nella maggior parte dei casi è preceduta da un gran lavoro di preparazione, crescita e cura delle specie che poi vengono utilizzate. Un processo non proprio semplice.

Sì, diciamo che per le piante è un po’ più facile, perché certe riesco a propagarle da sole, come le felci e alcune piante tropicali. Quelle nel giro di due settimane iniziano a radicare e acclimatarsi. Per i muschi il discorso è più complicato. Alcuni riesco a recuperarli facilmente. Altri invece potrei doverli andare a cercare in posti di montagna con condizioni climatiche uniche, e sono molto difficili da trovare. Un altro aspetto è la preparazione. Ho muschi, per esempio, che richiedono anche tre o quattro mesi di cure prima dell’inserimento in terrarium. Bisogna pulirli bene, tagliare le spore in modo preciso, quindi incubarli in contenitori in modo che si sviluppino e crescano correttamente. Nel caso dei muschi che faccio crescere partendo dalle spore ci vuole ancora di più, magari quattro o cinque mesi. Poi può capitare che per uno sbalzo di temperatura o un errore si rovini completamente il lavoro di mesi. Bisogna avere molta pazienza.
Nel corso degli anni avrai raccolto un numero infinito di piante. Quali senti più tue?
Allora, sicuramente quelle che mi hanno sempre affascinato di più sono tutte le varietà di felci. Chi mi ha aiutato a sviluppare questa passione è sicuramente stato Fausto, il boss dell’Orto Botanico dell’Università di Ferrara. É mitico. Io non ho fatto l’università ma ci siamo trovati subito bene. Ogni tanto mi regala qualche pianta che studiano in Università. Molto particolari, per esempio, sono le Selaginella. Vengono molto utilizzate in biologia, e sono in grado di creare tutte delle radici aeree che sembrano quasi dei serpenti. Ce ne sono tante varietà diverse, e generalmente sono delle piante da terra. Però, soprattutto nei vasi e quindi nei terrarium creano un gran numero di radici in sospensione. Anche alcuni bonsai sono capaci di fare radici simili. Per esempio, con i Ficus Ginseng succede anche dopo due o tre mesi. Fanno un’esplosione di radici aeree, che se poi si fanno asciugare lignificano. Il risultato è visivamente stupendo, è come se si formassero delle vere e proprie liane. Poi ovviamente mi piace sperimentare con i muschi. Li faccio crescere su supporti diversi, varie superfici. Dalla roccia, al legno, il bello è vedere che assumono comportamenti sempre diversi.
I tuoi terrarium sono dei veri e propri mondi in miniatura. Li popoli anche con qualche insetto o creatura utile, oppure sono interamente vegetali?

I collemboli forse sono gli insetti più utili che si usano, e sono veramente importantissimi. Io li allevo anche, riesco a farli crescere. Ci vuole veramente poco per mantenerli, essendo quasi invisibili. Poi però ovviamente prima di metterli devo chiedere conferma al cliente. Anche perché, nel loro piccolo, interagiscono comunque con l’ambiente. Per i collemboli i miei terrarium sono un po’ come dei piccoli eden, forse stanno meglio lì che in una zolla di terra a bordo strada.
Dai muschi poi possono venire fuori dei piccoli millepiedi [ndr. sono i Symphyla]. Quelli possono essere utili, ma ovviamente degradano molto di più il layout della composizione. Possono sollevare il muschio, sono diciamo più invadenti, ma comunque possono avere il proprio ruolo. Anche i porcellini di terra, come li chiamiamo in Italia, sono molto utili e non vanno a creare troppe buche. Fosse per me i terrarium li farei i più naturali possibili. Però questo comporta un sacco di problemi, e comunque li rende più difficili da fare e poi da gestire una volta finiti. I legni, per esempio, prima di essere messi in terrario devono essere lasciati maturare e stabilizzare per mesi, un po’ come avviene con gli acquari.
Possedere un terrarium porta sicuramente a riavvicinarsi alla natura
Sì, poi con le crisi climatiche e gli incendi a cui siamo tutti sempre più esposti, è importante poter recuperare un po’ la pace, la spiritualità legata alla natura. Soprattutto in un contesto urbano, dove questa mancanza si sente di più. Magari non ce ne si accorge, ma percepire la natura – anche solo visivamente – è importante per stare bene.
Intervista a cura di Danilo Calcaterra