FOTOGRAFIA

SIMONE PACCINI

Fotografia e poesia sono spesso sinonimi. Ne ho parlato con Simone Paccini, fotografo professionista con sede a Milano, e amico di vecchia data. 


Come è nato il libro “11 quadri che non esistono”?

Andrea Viglietti, il ragazzo che ha scritto i testi e le poesie, lo conoscevo già da anni. A una serata a Cairo [Cairo Montenotte, in provincia di Savona ndr.] ci siamo incontrati e parlando del più e del meno mi ha detto di aver scritto tantissimo, e che aveva un sacco di materiale al quale avrebbe voluto dare una forma. Qualche giorno dopo mi ha mandato tutte le poesie, storie, narrazioni che aveva scritto negli ultimi anni, e mi ha gasato di brutto. Volevamo fare un progetto che fosse concreto, un qualcosa di tangibile, per questo abbiamo pensato al libro. Per ogni sua poesia ho fatto un’immagine, andando ad interpretare completamente a mio modo, in completa libertà.

Quanto avete impiegato per ottenere il risultato finale?

Ci abbiamo messo tanto, più di un anno. Abbiamo dovuto incastrarlo con gli impegni universitari di Andrea e i miei lavorativi. Sembra tanto ma è davvero poco tempo per fare tutto: comunicazione, organizzare gli eventi, le presentazioni, chiamare, mandare mail, fare le stampe.. Per velocizzare i tempi ci siamo autoprodotti. Le tempistiche delle case editrici per noi risultavano troppo lunghe, e avendo il materiale pronto volevamo uscire subito.

Dimmi di più sul libro, com’è strutturato?

Ci sono gli undici capitoli che sono le undici immagini, le più importanti. Poi l’altra metà del libro sono tutti appunti di viaggio. Sono un po’ dei “bozzetti” che sia io che Andrea abbiamo prodotto mentre lavoravamo per arrivare alla stesura finale del libro. È bello perché dà uno sguardo su tutte le storie che ci sono dietro. Farlo è stato veramente divertente, hanno partecipato tantissime persone.

Tu da sempre cerchi di coinvolgere i tuoi parenti, famigliari, compaesani, hai avuto modo di farlo anche questa volta?

Sì, le sedici persone che hanno partecipato direttamente al libro, e i collaboratori esterni (altre sette) sono tutte più o meno della Val Bormida. Sia io che Andrea ci tenevamo molto, essendo entrambi della zona.