
ESPLORAZIONE
GARETH MANNING
Gareth Manning è un insegnante canadese che ha deciso di approcciare la propria professione in modo a dir poco singolare. Al momento della nostra intervista si trova nelle Azzorre, dove la nave ad alto bordo sulla quale insegna ha fatto un breve scalo.
Negli ultimi quindici anni hai insegnato scienze sociali in venticinque nazioni diverse. Hai una lunga lista di lauree e onorificenze, tra le quali un Master of Education all’OISE di Toronto. Al momento stai insegnando sulla nave ad alto bordo di Class Afloat. Mi puoi raccontare di più a proposito del progetto e del tuo ruolo sulla nave?
Certo! La scuola si chiama, come hai detto, “Class Afloat”, ed esiste dal 1984. La nave si chiama “Alexander Von Humboldt II” ed è un vascello tedesco spettacolare, immenso [ndr. si tratta di un vascello in legno, lungo 65 metri, alto 32 metri, con tre giganteschi alberi a vela]. È gestita da volontari tedeschi, persone molto intelligenti e capaci che scelgono di passare le proprie vacanze a lavorarci. Il mio ruolo è quello di insegnante per Class Afloat, che è una “high school” con base in Nuova Scozia (Canada). Il mio lavoro è quindi in tutto simile a quello di un normale insegnante, solo che ha luogo su una nave ad alto bordo che si sposta da una parte all’altra dell’Atlantico. Siamo partiti da Bremerhaven, Germania, alla fine di ottobre. Ora ci troviamo nelle Azzorre (Portogallo) e siamo a marzo, anche se non ho idea di che giorno sia [ndr. ride]. Siamo passati dall’Olanda, Madeira, quindi alle Canarie e Capo Verde. Abbiamo fatto ventidue giorni di traversata dell’Atlantico, passando l’Equatore, per poi fare tappa nei Caraibi, arrivando a Bermuda. Da lì siamo ripartiti e in quindici giorni di traversata siamo arrivati qui, alle Azzorre, dove ci siamo fermati qualche giorno. Concluderemo facendo tappa a Saint-Malo (Francia) e chiudendo a Bremerhaven.
Immagino che insegnare su una nave ad alto bordo che viaggia per l’Atlantico possa essere particolarmente stimolante. Quali sono le difficoltà che incontrate?
La vita a bordo segue dei ritmi molto serrati. Bisogna imparare a vivere in spazi ristretti con molte altre persone. Considera che siamo circa quarantacinque studenti, una quindicina di esperti che si occupano della nave e un’altra decina che si occupa della scuola e dell’amministrazione dei ragazzi. L’organizzazione è eccezionale. Gli studenti, oltre a fare due turni al giorno da due ore ciascuno, devono anche seguire le lezioni. Considerando che i turni possono anche avvenire nel pieno della notte, hanno una giornata veramente impegnativa. Però sono tutti felici, alcune volte esausti, ma sempre felici. Sono ragazzi eccezionalmente forti. Può capitare che il mare diventi mosso, e rimanga tale per giorni, in quel caso la vita a bordo diventa veramente veramente difficile. Anche per questo, a livello accademico cerco di supportare i ragazzi in modo da trasmettere il necessario, ma non sovraccaricare ulteriormente la loro giornata già molto faticosa. Il bello, dal punto di vista dell’educazione, è che essendo coinvolti in ogni attività del vascello imparano tutto ciò che è necessario per la sua navigazione. In una decina sono anche riusciti a ottenere la certificazione professionale di marinaio ordinario. La vita di mare, comunque, regala anche grandi gioie. La cosa che amo di più, per esempio, è vedere l’alba. Nell’ultimo mese non me ne sono persa una. È incredibile, semplicemente meraviglioso. Sull’oceano, dalla nave, è un’esperienza magica.
Sembra un’ottima esperienza di crescita, non solo professionale ma anche e soprattutto personale.
Sì, è una bellissima esperienza. Soprattutto se sei una persona interessata a crescere interiormente, avventurosa, pronta ad affrontare sfide imprevedibilmente difficili. I ragazzi si sono sviluppati a una velocità impressionante. Ora sono tutti molto più maturi, e ne sono consapevoli. L’esperienza a livello professionale è perfetta per chi voglia imparare a navigare, questo è certo. Oppure per gli appassionati di oceanografia, o biologia marina, e tutte le persone che sentono una connessione particolarmente forte con l’oceano e i suoi abitanti. A bordo c’è anche un insegnante esperto di questi temi, si chiama Rafael. Dal mio punto di vista, a essere sincero credo che un insegnante per partecipare debba avere una vena di follia. Bisogna essere alla ricerca di un’esperienza folle e desiderare qualcosa di molto diverso dalla normalità, essere disposti a sfidare sé stessi. Io sono sicuro di non essere la persona più adatta alla vita di mare, però sono estremamente grato di aver potuto vivere questa – difficile – esperienza.
Intervista a cura di Danilo Calcaterra